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Capitolo II - Anatolia e Audace

Incontro audace del buon 504381

Alla domanda postami alla fine - che cosa vorrebbe ci restasse di questo incontro? Si tratta dell'interrogativo decisivo, da porsi ogni giorno nel profondo del cuore: che fiducia abbiamo in noi stessi? Sono convinto che la malattia sottile e insidiosa del tempo che viviamo, quella che è alla base della crisi che abbiamo attraversato come Paese e che non è ancora finita, sia proprio la mancanza di fiducia. Ritrovare la fiducia in se stessi, negli altri, in Dio, è la medicina dell'anima di cui tutti abbiamo bisogno, di cui ha bisogno la nostra società per ripartire veramente e con frutto. Come fare? Provo a indicare i passi che ho proposto ai giovani. Il primo, quello che ritengo fondamentale, è l'amore: chi non ama non saprà mai che cosa vuol dire fiducia, perché l'amore è fidarsi dell'altro, affidarsi all'altro e confidare nel rapporto d'amore come sorgente di vita e di speranza. Scopriamo noi stessi nella ricchezza delle nostre potenzialità e non c'è nessuno che non ne abbia!

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Quando mi sono resa conto che la protagonista di Audace è proprio la dottoressa Werni, la donna dal ardimento di ghiaccio che tanto avevo mal sopportato nei precedenti volumi, mi sono chiesta come sarei mai riuscita a provare empatia per il suo attore che non avevo per niente digerito in precedenza. Ma in Audace, Carmen Weiz, permette al lettore di accedere in contatto con la superba e rigida dottoressa Werni, mo Valutazione 4. Leonie viene annientata come donna dalla personalità predominante della dottoressa Werni. Niente distrazioni, solo lavoro e studio, convegni e corsi di perfezionamento.