Home Servizio Accompagnarti per cene amo sentirmi desiderata

L’inchiostro del cuore non si vede ma si sente : Poesie

Accompagnarti per cene 512045

Devo dire che ero sempre stata fedele a mio marito, ma in quel periodo le cose non giravano un granché bene e… mah, forse avevo bisogno di sentirmi desiderata da un uomo, per sentirmi ancora appetibile, per sentirmi ancora una donna, anziché ormai solo una moglie-e-madre. In quel periodo più lo guardavo, più mi sentivo illanguidire. E adesso, improvvisamente, lui ed il suo amico Antonio sarebbero stati trasferiti lontano! A causa di un attacco influenzale, che mi aveva tenuta a casa una decina di giorni, avevo saputo solo il giorno prima che quella cena sarebbe stata un addio, per lui, Antonio e la Gabrielli, che avrebbe preso il comando… Li compiangevo un pochino: la Gabrielli era una cinquantenne acida, divorziata e una dirigente davvero feroce. Avevo ovviamente preavvertito mio marito che non sarei rientrata e che, quindi, avrebbe dovuto occuparsi lui di Martina e che sarei tornata dopocena… Quel giorno di fine giugno, ero stata indecisa sul come vestirmi per la giornata di lavoro e la seguente cena. Sul lavoro portavo inderogabilmente sempre il reggiseno, non tanto perché il mio piccolo e sodo seno lo richiedesse, ma sopratutto per evitare qualunque tipo di seccatura, di occhiate curiose e di apprezzamenti, spesso anche fastidiosamente volgari e offensivi. Ma perché gli uomini non sanno apprezzare il bello solo in quanto tale? Che figa; ti scoperei fino a farti urlare, piccola troietta!!

Chiru - Michela Murgia Chiru- Michela Murgia In ogni famiglia c'è un affiliato che orienta il clima emotivo di tutti gli altri. Quell impercettibile concatenamento di controllo che attribuisce silenziosamente a un solo familiare la supremazia emotiva. Sono troppo destabilizzanti gli allagamenti raggiunti fuori dalla norma, oltre i confini di quei patti taciti su cui si reggono molte relazioni che amiamo definire solide. Li ho visti rassicurati di aver fatto bene a credersi per tutta la vita la metà di qualcun altro e tenere all'unanimitа sotto lo stesso tette, dentro lo stesso letto, solitudini e patrimoni a qualunque costo.

S'avvicina, la spiega e legge con me. Siamo entrambi con le spalle rivolte contro il caminetto; il suo alluce scorre su la pagina sottolineando le righe di una calligrafia malsicura affinché appare manifestamente simulata. Dopo aver compreso, io taccio un momento, poi le domando: — Quando avete ricevuto questa lettera? Ella intrecciava le dita all'unanimitа, poi le scioglieva, standovi attenta, come se quel lento gesto bastasse ad avvincere il suo pensiero. Ma ditela in ogni modo. Allora non volevo lasciarvi supporre che l'avessi abbandonata per causa vostra. Ho doveri gravissimi verso questa fanciulla, e non li posso più compiere.